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Archivio della Famiglia Rosselli
LA FAMIGLIA
 AMELIA PINCHERLE 


Amelia Pincherle nasce a Venezia il 16 gennaio 1870 e muore a Firenze il 26 dicembre 1954.
Figlia di Giacomo e di Emilia Capon; sposa a Roma il 3 aprile 1892 Joe (Giuseppe Emanuele) Rosselli da cui si separa nell'agosto 1903; figli: Aldo, Carlo e Nello.

Vive a Venezia con la famiglia sino al 1885, quando si stabilisce a Roma presso il fratello Gabriele, insieme ai genitori e al fratello Carlo.
Il 3 aprile 1892 sposa Joe Rosselli, e nell'agosto segue il marito a Vienna per la sua carriera di musicista, per rimanervi sino all'estate del 1896. Al suo ritorno in Italia, nel 1897 si stabilisce a Roma dove manterrà il domicilio sino alla separazione dal marito nel 1903.
Il 29 ottobre 1898 vince il Concorso drammatico dell'Esposizione Nazionale con il suo primo dramma "Anima", rappresentato al Politeama Gerbino di Torino dalla compagnia del Teatro dell'arte di Alfredo De Sanctis.
Il 26 gennaio 1901 la compagnia di Teresa Mariani presenta al Teatro Carignano di Torino il secondo dramma, "Illusione"; nello stesso anno si vedrà la pubblicazione di Anima. Dramma in tre atti, per i tipi di Lattes & C., Torino, e del racconto Felicità perduta, per i tipi di Belforte, Livorno.
Dal gennaio all'aprile 1902 è membro del Comitato esecutivo dell'Esposizione d'arte e di lavori femminili di Roma. A seguito dell'interesse suscitato dall'Esposizione, il 22 maggio 1903 viene costituita a Roma la cooperativa "Le industrie femminili italiane", a conduzione unicamente femminile, e finalizzata a "promuovere e migliorare il lavoro femminile e la condizione economica delle lavoratrici con un sano indirizzo artistico e industriale"; Amelia Rosselli ne è socia.
Nel 1903 pubblica la raccolta di novelle Gente oscura, per i tipi di Roux e Viarengo. Continuando nell'attività di scrittrice, inizia anche a operare nel campo editoriale scrivendo recensioni per la rivista della marchesa Maria Bianca Viviani della Robbia "Società degli amici del libro"; il 17 gennaio 1904 avvia una collaborazione con la rivista fiorentina "Il Marzocco", diretta da Adolfo Orvieto, con l'articolo "Discussioni sul femminismo. Risposta a Neera".
Nel 1904 pubblica la novella Il padre in "Regina. Rivista per le signore e per le signorine"; nel 1905 la novella La bambola in "La lettura" e il racconto per bambini Topinino. Storia di un bambino, per i tipi della Casa Editrice Nazionale Roux e Viarengo.
Nel 1908 è tra le prime aderenti del Lyceum di Firenze, circolo privato appena sorto a Firenze costituito da sole donne e indirizzato alla promozione della cultura femminile, fondato sul modello del primo Lyceum nato nel 1904 a Londra e ad esso affiliato come gli analoghi delle principali città europee (Parigi, Berlino). Amelia Rosselli diventerà presidente della Sezione letteraria.
Il 26 gennaio 1909 la sua commedia in dialetto veneziano "El rèfolo" è rappresentata per la prima volta al Teatro Quirino di Roma dalla compagnia di Ferruccio Benini; il 21 marzo 1909 pubblica l'articolo "L'iscrizione delle persone di servizio alla Cassa nazionale per le pensioni" in "Il Marzocco", con la proposta, già presentata alla Federazione femminile toscana, d'istituzione di un'associazione privata per assicurare il personale di servizio alla Cassa nazionale invalidità e vecchiaia; sempre nel 1909 pubblica il racconto per bambini Topinino garzone di bottega, per i tipi di Bemporad. Scrive anche il dramma "Emma Liona (Lady Hamilton)", ma il lavoro incontra molte difficoltà e non viene rappresentato; sarà pubblicato solamente nel 1924 da Bemporad.
Il 17 febbraio 1911 la sua commedia in dialetto veneziano "El socio del papà" viene rappresentata per la prima volta al Teatro Goldoni di Venezia dalla compagnia di Ferruccio Benini.
Nello stesso anno assiste il marito Joe malato, prima nella clinica di Capodimonte e in seguito a Firenze, sino alla sua morte avvenuta il 9 settembre.
Il 19 maggio 1913 la sua opera teatrale in dialetto veneziano "San Marco", ispirata alla difesa di Venezia del 1848-1849, è rappresentata al Teatro Manzoni di Milano, incontrando critiche non favorevoli; nel novembre pubblica l'articolo "Propaganda elettorale femminile" in "Il Marzocco" in cui si pronuncia in favore del suffragio femminile. Nel 1914 pubblica "San Marco. Commedia in tre atti", per i tipi di Treves, Milano.
Durante la prima guerra mondiale collabora con l'Ufficio notizie per le famiglie dei soldati, impiantato a Firenze da Angiolo Orvieto.
Nel 1916, in seguito alla morte del figlio Aldo avvenuta il 27 marzo durante un combattimento sui monti della Carnia, per onorarne la memoria apre, insieme ai figli Carlo e Nello, la Casina di Aldo, un rifugio tra Bagno a Ripoli e Grassina per il soccorso dei bambini orfani o figli di combattenti.
Nel 1917, con Olga Monsani e Gina Ferrero Lombroso, fonda a Firenze l'ADDI (Associazione divulgatrice donne italiane) con l'intento di "indurre la donna italiana a prender parte allo sviluppo scientifico, sociale, politico, filosofico del paese".
Nel 1918 in memoria del figlio Aldo fonda una biblioteca presso la scuola elementare di Timau in Carnia; con questa manterrà contatti sino alla fine, inviando sussidi e libri.
Nel 1921 pubblica il racconto Fratelli minori, per i tipi di R. Bemporad & F; nel 1922 traduce, per la casa editrice Le Monnier, il libro di Maurice Maeterlick, L'uccellino azzurro. Fiaba in sei atti e dodici quadri. Per Le Monnier cura anche la collana di libri per ragazze "Biblioteca delle giovani italiane" che seguirà sino al 1926.
Nel 1924 pubblica Emma Liona (Lady Hamilton). Dramma in quattro episodi, per i tipi di Bemporad.
Dai primi anni Venti era intanto iniziata l'attività politica dei figli Carlo e Nello, che si traduce in un'irridicibile lotta al Fascismo, che li condurrà in carcere, al confino, all'esilio, e infine alla morte nel 1937 per mano dei cagoulards francesi su mandato del regime fascista italiano.
All'emergere delle figure dei figli, Amelia Rosselli ridurrà la propria personale attività letteraria e politica, per seguirne le sorti e le vicissitudini - a partire dalla devastazione della casa di via Giusti da parte dei fascisti nel luglio 1925 - e dedicarsi al sostegno della Famiglia.
Nell'ottobre 1927 Amelia Rosselli raggiunge Nello e la moglie Maria nel confino di Ustica fermandosi sull'isola sino al 5 gennaio 1928; il 18 gennaio 1928 si reca da Carlo e dalla moglie Marion nel confino di Lipari; dal 1929 si sposta da Parigi, dove Carlo vive il suo esilio, alle varie città italiane ed europee in cui si trasferisce Nello per i suoi studi.
Dopo l'assassinio dei figli avvenuto il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-l'Orne, Amelia Rosselli lascia l'Italia, determinata a non far più ritorno fino a quando permarrà il regime fascista; il 12 giugno raggiunge la nuora Marion a Parigi per assistere ai solenni funerali dei figli; nel luglio 1937 trova rifugio a Villars-sur-Ollon, in Svizzera, dove riprende i contatti con Gina Lombroso e Guglielmo Ferrero residenti a Ginevra, grazie ai quali può ottenere il visto. Nel maggio 1939, poiché la Svizzera non concede ai figli di Nello il permesso di soggiorno, con la vedova di Nello, Maria, e i bambini, anche su consiglio di Salvemini, si trasferisce in Inghilterra; dapprima si stabiliscono a Eastbourn nel Sussex, quindi, a settembre, a Quainton nel Buckinghamshire, dove vengono raggiunti da Marion con i figli.
Nell'agosto 1940 è nuovamente costretta a emigrare e, grazie all'aiuto di Max Ascoli, riesce ad imbarcarsi con le nuore e i nipoti a Liverpool e - via Montreal - ad arrivare a New York il 25 agosto. Qui Amelia e Maria Rosselli si stabiliscono a Larchmont nella casa al 9 di Clark Court.
Durante l'esilio americano collabora con quanti intendono scrivere sui figli, quali Garosci e Salvemini, mettendo a disposizione le proprie memorie; viene eletta presidente del "Comittee for Relief to Victims of Nazi-Fascism in Italy" e partecipa alle attività della "Women's Division" della Mazzini Society (dalla quale darà le dimissioni il 3 maggio 1944 per mantenere la più completa indipendenza di pensiero).
Il 13 ottobre 1944, in vista del processo per l'assassinio dei fratelli Rosselli, che inizierà il 29 gennaio 1945 presso l'Alta Corte di Roma, invia una lettera alla giornalista Kirchwey di "The Nation" con una analisi sui motivi dell'assassinio. Pur non potendo partecipare al processo, le Rosselli possono esprimere il proprio pensiero dagli Stati Uniti attraverso la radio: l'8 febbraio il giornalista Mario Rossi conduce una trasmissione radiofonica a New York, per l'Italian Section, durante la quale intervista Maria e Marion Rosselli; Maria leggerà per Amelia che è assente un "messaggio ai patrioti e ai partigiani dell'Italia Settentrionale" ancora occupata; l'appello di Amelia sarà pubblicato su "La Settimana dei Ragazzi" il 1 aprile 1945.
Nel 1945, dagli Stati Uniti, collabora con "La Settimana dei ragazzi" diretta da Laura Orvieto inviando articoli per la rubrica "Lettere dall'America". Pubblica anche l'articolo "Strade vecchie e strade nuove" in "Uguaglianza! ", rivista del Movimento Femminile del Partito d'Azione, affrontando il dibattito ancora in corso in Italia sul suffragio femminile, a favore del quale si era già espressa nel 1913.
Nel luglio del 1946 rientra con la famiglia di Nello in Italia.
Nel 1947, ricordando la fondazione del primo bollettino antifascista, scrive "Costruire" per il nuovo settimanale del Partito d'Azione "Non mollare!".
Il 27 gennaio 1950 declina l'invito rivoltole da Ignazio Silone di sottoscrivere il "Manifesto degli Intellettuali Socialisti", in occasione del Congresso di Firenze del Partito Socialista Unitario.
Il 29 gennaio 1950 invia "Una lettera della madre di Carlo Rosselli" al direttore de "La Nazione Italiana", lettera di protesta per la pubblicazione di un articolo in cui Giovanni Ansaldo ("l'osceno Ansaldo") paragona le morti di Jean Luchaire, collaborazionista dei nazisti, e di Carlo Rosselli.


Biografia a cura di V. Mosca e C. Ceresa
Fonti: Archivio Famiglia Rosselli; I Rosselli. Epistolario familiare 1914-1937, a cura di Zeffiro Ciuffoletti, Mondadori, Milano 1997; Politica e affetti familiari. Lettere dei Rosselli ai Ferrero (1917-1943), a cura di Marina Calloni e Lorella Cedroni, Feltrinelli, Milano 1997; Giuseppe Fiori, Casa Rosselli, Einaudi, Torino 1999; Amelia Rosselli Memorie, a cura di Marina Calloni, Il Mulino, Bologna 2001; Lessico familiare. Vita, cultura e politica della famiglia Rosselli all'insegna della libertà, Catalogo a cura di Zeffiro Ciuffoletti e Gian Luca Corradi, Edimond, Città di Castello 2002.