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Archivio della Famiglia Rosselli
LA FAMIGLIA
 CARLO ROSSELLI 

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Antifascista militante, teorico del Socialismo liberale, fondatore del movimento "Giustizia e Libertà", ucciso con il fratello Nello nel 1937 in Francia su mandato del regime fascista italiano.

Carlo Rosselli - all'anagrafe Carlo Alberto - nasce a Roma il 16 novembre 1899 e muore Bagnoles-de-l'Orne il 9 giugno 1937.
Figlio di Joe e di Amelia Pincherle; sposa il 24 luglio 1926 a Genova Marion Catherine Cave; figli: Giovanni Andrea (John, Mirtillino), Amelia (Melina), Andrew (Aghi).

Temperamento appassionato, portato all'azione e insieme fortemente attratto dalla speculazione teorica, sin da giovanissimo Rosselli vive un iter formativo poco lineare. La sua formazione scolastica viene condizionata sia da problemi di salute durante l'adolescenza, sia dalla cesura della guerra. Infatti, dapprima una flebite, che lo obbliga all'immobilità per un lungo periodo, lo costringe a interrompere gli studi ginnasiali per iscriversi al meno impegnativo Istituto tecnico.
Nell'estate del 1917 si arruola; chiamato alle armi il 13 giugno, è assegnato al 2° Reggimento Artiglieria da fortezza di stanza al monte Rocchetta presso La Spezia. Dal 15 ottobre dello stesso anno al 17 marzo 1918 frequenta il corso di allievo ufficiale di complemento presso la Scuola militare di Caserta, terminato il quale è aggregato al 7° Reggimento Alpini battaglione Val Cordevole sino al 3 maggio 1918, e al 2° Reggimento Alpini battaglione Saluzzo dal 6 maggio 1918. È nominato sottotenente di complemento il 31 ottobre 1918 e tenente di complemento il 16 maggio 1919. Dall'agosto 1919 è inviato a Vicenza e assegnato al Comando zona di Asiago sino al febbraio 1920. Ottiene il congedo definitivo il 18 febbraio 1920.
Tornato alla vita civile riprende gli studi e a maggio del 1920 consegue la licenza liceale; pur continuando gli studi di economia presso l'Istituto superiore di Scienze sociali Cesare Alfieri di Firenze a novembre si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Ferrara per poi trasferirsi a quella di Siena.
L'ambiente, gli ideali e l'acceso clima interventista vissuti in famiglia lo conducono da giovanissimo ad avvicinarsi attivamente alla politica. Nel gennaio 1917 fonda a Firenze, insieme al fratello Nello, il giornale per studenti "Noi giovani" sul quale scrive con lo pseudonimo di Civis. Sul primo numero viene pubblicato l'articolo "Il nostro programma". Sui numeri seguenti Carlo Rosselli scrive "Libera Russia" (aprile) e "Wilson" (maggio).
Dalla primavera del 1920 conosce e frequenta Salvemini, professore del fratello Nello. A dicembre iniziano gli incontri organizzati a casa di Alfredo Niccoli insieme ad altri intellettuali tra cui Nello Niccoli, Ernesto Rossi, Piero Calamandrei, Piero Jahier; il gruppo si costituirà nel Circolo di Cultura che espressamente non si definisce con precisi confini politici, ma che anzi sostiene e favorisce il dibattito e la discussione delle più varie correnti di pensiero; ospiti "relatori" sono Gaetano Salvemini, Riccardo Della Volta, Ludovico Limentani, Arrigo Serpieri, Alessandro Levi. Il Circolo di Cultura - trasferitosi nel 1923 nei locali di Borgo Santi Apostoli 27 con il sostegno economico di Rosselli che potrà attingere alle rendite delle azioni dello Stabilimento minerario del Siele provenienti dall'eredità del padre - si orienterà su posizioni esplicitamente antifasciste; il 31 dicembre del 1924 verrà devastato dai fascisti e chiuso il 5 gennaio 1925 dal Prefetto di Firenze "per motivi di ordine pubblico".
Nel gennaio 1921 partecipa al XVII Congresso socialista di Livorno.
Il 4 luglio 1921 si laurea in Scienze politiche presso l'Istituto Cesare Alfieri, con il professor Riccardo Dalla Volta, sostenendo la tesi Il Sindacalismo. Inizia la collaborazione con la rivista socialista di Filippo Turati "Critica sociale" esordendo con la recensione di Lineamenti della crisi sociale di Eugenio Artom.
In occasione del XIX Congresso del PSI del 1 ottobre 1922 in cui la corrente dei riformisti, guidata da Turati, Treves e Matteotti è espulsa, Rosselli si schiera con i fuoriusciti che fondano il Partito socialista unitario (PSU), il cui organo di stampa è "La Giustizia".
Nel dicembre si reca per un breve periodo a Torino dove conosce Piero Gobetti, Luigi Einaudi, Pasquale Jannacone e Achille Loria; è nuovamente a Torino nel febbraio 1923 dove grazie ai Lombroso conosce Gaetano Mosca e ne segue le lezioni all'Università. Inizia anche a collaborare con la rivista "La Rivoluzione Liberale" su cui pubblica "Per la storia della logica. Economia liberale e movimento operaio" (15 marzo) e "Contraddizioni liberiste" (24 aprile).
Il 9 luglio 1923 si laurea in Giurisprudenza presso l'Università di Siena, discutendo la tesi Prime linee di una teoria economica dei sindacati operai. Recatosi a Genova dopo la laurea, conosce, tramite Salvemini, Attilio Cabiati, professore di Economia politica presso l'Università di Genova, grazie al quale ottiene il posto di assistente di Economia politica all'Università Bocconi di Milano per l'anno accademico 1923-1924. Sempre in luglio pubblica in "Critica Sociale" l'articolo "Liberalismo socialista" in cui presenta il suo pensiero politico. Da luglio a ottobre 1923 è in Inghilterra dove frequenta la London School of Economics e la Fabian Society e approfondisce gli studi affrontati nella tesi di laurea; conosce tra gli altri Sidney James Webb e la moglie Beatrice, George Douglas Howard Cole (teorici socialisti non marxisti), Richard Henry Tawney (fondatore degli studi inglesi di storia e storiografia economica). Il contatto con gli ambienti politici inglesi, liberali e laburisti, porta Rosselli a sviluppare l'idea di un Socialismo non marxista e non classista, che tratterà diffusamente sulla rivista "Critica Sociale"; per il numero di novembre scrive l'articolo "Bilancio marxista: la crisi intellettuale del partito socialista" e in dicembre "Aggiunte e chiose al bilancio marxista". Tornato dall'Inghilterra si stabilisce a Milano, dove inizia la carriera universitaria. Il nuovo incarico lo avvicina ancor più agli ambienti del socialismo riformista e a diversi uomini politici tra cui Turati, Treves, Modigliani e Matteotti. Incaricato dal PSU e dalla CGIL, tiene anche lezioni all'Università proletaria di Milano. Nel corso dell'anno conosce Marion Cave.
Nel 1924 inizia la collaborazione con la rivista "Riforma sociale" su cui pubblica nel fascicolo di gennaio-febbraio l'articolo "The Third Winter of Unemployment", recensione al libro di P.S. King. Il delitto Matteotti spinge il gruppo che fa capo a Salvemini a riconoscere che l'unica via per contrastare il fascismo sia ormai al di fuori dei canali istituzionali e nel giugno 1924 si costituisce una sezione fiorentina dell'associazione combattentistica "Italia libera".
A luglio 1924 Rosselli si iscrive al PSU.
Il 15 luglio, riprendendo un articolo già apparso in "Critica Sociale", pubblica "Liberalismo socialista" in "La Rivoluzione Liberale".
A novembre, appoggiato da Cabiati, è incaricato della docenza di Istituzioni di Economia Politica per l'anno accademico 1924-1925 all'Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Genova.
Nel gennaio del 1925 esce - sostenuto finanziariamente da Rosselli e da Salvemini - il primo numero del giornale clandestino "Non mollare", che prende nome da uno slogan lanciato dal fratello Nello. A giugno Salvemini viene arrestato per la collaborazione al "Non mollare"; dopo l'udienza del 13 luglio gli è concessa la libertà provvisoria ed egli passa una notte in casa Rosselli prima di partire per il suo esilio in Francia; la sua presenza, segnalata da un delatore, provoca la reazione fascista con la devastazione della casa di via Giusti. Il foglio verrà stampato sino alla "strage di San Bartolomeo" di ottobre in cui vengono uccisi gli antifascisti Pilati, Consolo e Becciolini, e perseguitati molti altri tra i collaboratori del giornale.
Nello stesso anno Cabiati e Ortu Carboni, preside di Facoltà all'Istituto superiore di Scienze economiche e commerciali di Genova, gli rinnovano l'incarico di docente per l'anno accademico 1925-1926 nei corsi di Economia Politica e Storia delle Dottrine Economiche.
Il 27 marzo 1926 esce a Milano il primo numero della rivista "Il Quarto Stato" fondata e diretta da Pietro Nenni e Rosselli (firmavano gli editoriali "Noi"), che sopravviverà sino all'approvazione delle leggi "per la difesa dello Stato" che portano alla soppressione della stampa antifascista (l'ultimo numero è del 30 ottobre 1926). Nei primi numeri Rosselli analizza l'insuccesso della politica socialista con gli articoli "Autocritica" (3 aprile) e "Autocritica, non demolizione" (1 maggio).
Nella primavera del 1926, a Genova, nell'ambito della campagna contro gli insegnanti ostili al regime, inizia una persecuzione nei confronti di Rosselli, divenuto un punto di riferimento per gli antifascisti genovesi, per ottenerne l'allontanamento dall'Ateneo genovese; il 28 aprile per ordine della segreteria del fascio genovese Rosselli subisce un'aggressione da parte degli squadristi Vittorio Poggi, Nino Rocca e Gioele Italiani; il 4 maggio il giornale "Il Littorio" pubblica una lettera aperta contro Rosselli, che a luglio decide di lasciare l'insegnamento. Il 24 luglio a Genova sposa Marion Cave e in ottobre si trasferisce a Milano, in via Borghetto 5.
Durante il congresso del PSLI, che si riunisce clandestinamente a Milano il 21 e il 22 ottobre 1926, Rosselli, Giuseppe Saragat e Claudio Treves sono confermati alla dirigenza del partito.
Dal novembre 1926 il gruppo socialista di Milano inizia a organizzare l'espatrio clandestino degli oppositori al regime. Rosselli, con Riccardo Bauer e Ferruccio Parri, coordina e prepara tra le altre anche la fuga di Giuseppe Saragat, Claudio Treves e Pietro Nenni, in novembre, e di Alessandro Pertini e Giuseppe Turati in dicembre. Nella notte dell'11 dicembre, sul motoscafo condotto da Italo Oxilia, Rosselli parte da Savona per approdare in Corsica con Filippo Turati, Alessandro Pertini, Ferruccio Parri. Il 13, mentre Turati e Pertini lasciano l'isola diretti a Nizza, ritorna con Parri in Italia. Dopo lo sbarco, la mattina del 14, sono arrestati e condotti al carcere del forte di Massa e quindi nel carcere di Carrara. Carlo è in seguito trasferito nel carcere di Como - con Riccardo Bauer, Carlo Silvestri e Giovanni Ansaldo - dove rimarrà sino al maggio 1927. Il 15 dicembre 1926 la Commissione provinciale di Milano delibera il provvedimento di confino per 5 anni nei suoi confronti.
A giugno 1927 inizia il suo soggiorno a Ustica insieme a Parri e Bauer. Nel trasferimento verso il confino, di passaggio da Firenze, ottiene dal carabiniere di scorta di passare da casa in via Giusti. Durante la permanenza a Ustica è formalmente accusato di complicità nella fuga di Turati, imputazione per la quale verrà trasferito a Savona per il processo, che inizia il 9 settembre. Assume la difesa di Rosselli l'avvocato Erizzo di Genova il cui dibattimento, fondato sulle idee di giustizia e libertà, trasforma il processo in una pubblica accusa al regime e conduce al riconoscimento di una "motivazione morale" per la fuga di Turati indirizzando la giuria verso un risultato più "mite" del previsto. Il 13 viene pronunciata la sentenza: Rosselli è condannato a 10 mesi di arresto per contravvenzione alle leggi di pubblica sicurezza; dovrà scontare ancora 40 giorni di carcere e quindi i 5 anni di confino a Lipari, comminati dalla Commissione di Polizia.
A fine dicembre arriva a Lipari; durante il confino scrive Socialismo liberale che sarà pubblicato a Parigi nel 1930. L'8 gennaio 1928 è raggiunto a Lipari dalla moglie Marion con il figlio John; la madre proveniente da Ustica, dov'è confinato l'altro figlio Nello, si unirà a loro intorno al 18.
Iniziano i tentativi di fuga da Lipari: il 17 novembre 1928, con Gioacchino Dolci, Fausto Nitti e Emilio Lussu, ma le pessime condizioni del mare li costringono a desistere; il 23 giugno 1929 progetta un nuovo tentativo di fuga, ma solo il 27 luglio, con Francesco Fausto Nitti e Emilio Lussu, riesce a fuggire diretto in Francia a bordo di un motoscafo guidato da Italo Oxilia. L'impresa, organizzata da Alberto Tarchiani e Gioacchino Dolci (a sua volta confinato a Lipari sino al 4 dicembre 1928) consente a Rosselli di raggiungere la Tunisia e quindi Marsiglia e Parigi, dove giunge il 1 agosto.
La moglie Marion e il fratello Nello sono arrestati nei rispettivi luoghi di villeggiatura, Courmayeur e Fiuggi, con l'accusa di complicità nella fuga di Rosselli. Marion, arrestata il 31 luglio, è condotta nel carcere di Aosta, ma in considerazione delle sue condizioni - è incinta e ha con sé un bambino piccolo - le è consentito di alloggiare in albergo con il piccolo John; grazie alle campagne di protesta organizzate dagli esuli a Parigi e tramite la testata inglese "Daily News", compare davanti alla Commissione per il confino il 12 agosto e il 15 viene liberata per ordine di Mussolini e può raggiungere il marito a Parigi.
Già nell'agosto nasce a Parigi il movimento Giustizia e Libertà per iniziativa di Rosselli e di altri fuoriusciti, tra cui Gaetano Salvemini, Alberto Tarchiani, Alberto Cianca, Cipriano Facchinetti, Emilio Lussu, Francesco Fausto Nitti, Raffaele Rossetti, Vincenzo Nitti, Gioacchino Dolci. Il primo comitato centrale estero è composto da Rosselli, Tarchiani e Lussu, mentre in Italia Ernesto Rossi, Riccardo Bauer e Francesco Facello, che mantengono il collegamento con il gruppo di Parigi, riescono a coordinare l'attività di vari gruppi diffusi soprattutto nelle grandi città del Nord con epicentro a Milano.
A novembre esce il primo numero del bollettino mensile "Giustizia e Libertà, movimento rivoluzionario antifascista", con il "Primo programma di Giustizia e Libertà" e l'articolo di Rosselli "Non vinceremo in un giorno, ma vinceremo".
L'11 luglio 1930, con Tarchiani e Bassanesi organizza un volo propagandistico con lancio di volantini su Milano, partendo dal Canton Ticino; per violazione dello spazio aereo svizzero il 18 novembre viene processato a Lugano; nel collegio di difesa anche gli avvocati Giovan Battista Rusca e Vincent Moro-Giafferi. La Corte assolve gli imputati ma il Governo svizzero, nonostante la sentenza, li espelle dal paese, su pressione del governo italiano. Contro il decreto di espulsione Tarchiani e Rosselli scrivono su "Libera Stampa" del 2 dicembre una "Lettera aperta all'onorevole Motta" (ministro degli Esteri svizzero). Ancora in dicembre scrive "Il caso Belloni e il regime dei podestà" in "Giustizia e Libertà".
Nel 1930 a Parigi pubblica Socialisme Libéral. Testo teorico del movimento Giustizia e libertà, era stato scritto a Lipari nel 1928-1929 e portato all'estero dalla moglie Marion. La prima edizione, che Carlo rivede con l'aiuto di Nello, è tradotta in francese da Stefan Priacel. L'edizione italiana, tradotta dal francese da Leone Bordone e rivista da Aldo Garosci, è pubblicato nel 1945 per i tipi di Edizioni U. L'edizione del 1973 per i tipi di Einaudi, con introduzione di Norberto Bobbio, è a cura del figlio John Rosselli.
A marzo 1931 scrive l'articolo "Agli operai" in "Giustizia e Libertà".
In seguito alla proclamazione della repubblica in Spagna, nell'aprile del 1931 con Tarchiani e Bassanesi, e in maggio con Tarchiani, compie i primi viaggi a Barcellona e Madrid per cercare contatti. Nel novembre dello stesso anno fallisce un secondo volo sull'Italia progettato da Bassanesi, Carlo Rosselli e Tarchiani con partenza da Costanza in Germania. I tre sono arrestati e in seguito espulsi dalla Germania.
A novembre si conclude l'accordo fra Giustizia e libertà e la Concentrazione antifascista: il movimento di Rosselli aderendo all'organizzazione rinuncia all'autonomia operativa all'estero ed è riconosciuto come rappresentante della Concentrazione in Italia.
Sempre nel 1931 in "Almanacco socialista" pubblica "Fuga in quattro tempi", con il racconto della fuga da Lipari del 1929.
A gennaio del 1932 inizia la pubblicazione dei "Quaderni di Giustizia e Libertà" di cui usciranno dodici numeri dal gennaio 1932 al gennaio 1935. Sul primo numero vengono pubblicati "Schema di programma rivoluzionario", manifesto del movimento scritto in occasione dell'accordo con la Concentrazione, e due articoli di Rosselli: "Risposta a Giorgio Amendola" e "Liberalismo rivoluzionario".
Nel numero di "Quaderni di Giustizia e Libertà" di giugno 1932 Rosselli, con l'articolo "Filippo Turati e il socialismo italiano", ricorda il leader socialista morto a marzo.
Sempre a giugno Rosselli, Cianca, Lussu, e Tarchiani rispondono con una "Lettera al presidente del Tribunale speciale" in "Giustizia e Libertà" alle accuse di implicazione del movimento di Giustizia e Libertà nell'attentato a Mussolini emerse durante il processo a Angelo Sbardellotto.
Nel 1933 Rosselli ricorda in "La Libertà" del 15 giugno Claudio Treves, morto l'11.
In occasione del congresso del Partito socialista francese di Parigi del 14 giugno 1933 Rosselli commenta gli orientamenti della nuova formazione dei neo-socialisti dalle pagine di "Giustizia e Libertà".
Scrive "La guerra che torna" in "Quaderni di Giustizia e Libertà" del novembre 1933 ritornando sul tema dell'ascesa dei sistemi fascisti europei, dopo la presa del potere da parte di Hitler.
In seguito allo scioglimento della Concentrazione antifascista nel maggio 1934 scrive "La fine della Concentrazione" in "Giustizia e Libertà" del 18 maggio. Pubblica "Pericolose illusioni", nel numero del 15 giugno 1934 "Giustizia e Libertà", "Amnistia?!" nel numero del 28 settembre, "L'insurrezione è schiacciata. Ma la rivoluzione avanza", sulla insurrezione delle Asturie, nel numero del 2 novembre, e, in occasione del primo Congresso universale del fascismo di Montreux, "L'universalismo fascista a Montreux" nel numero del 21 dicembre. Per il decennale della morte di Matteotti Rosselli ricorda il deputato socialista nell'articolo "Eroe tutto prosa" in "Almanacco socialista".
Sul numero di "Giustizia e Libertà" del 18 gennaio 1935 scrive "La lezione della Sarre. Fronte tedesco 447.000 voti. Fronte della Libertà 46.000 voti". Iniziata la mobilitazione in Italia per l'Africa orientale, espone la posizione del suo movimento in merito alla questione abissina in "Disfattismo integrale o il vero patriottismo" sul numero di "Giustizia e Libertà" del 22 febbraio, e "Perché siamo contro la guerra d'Africa", che esce sul numero dell'8 marzo. In occasione del primo congresso di Giustizia e Libertà di Parigi dell'11 settembre 1935, sul numero del 20 settembre di "Giustizia e Libertà" viene pubblicato il "Manifesto agli Italiani" (scritto da Rosselli e Umberto Calosso) e l'articolo di Rosselli "Che cosa è stato il convegno di Giustizia e libertà".
Nell'ottobre 1935 commenta l'invasione militare italiana in Etiopia su "Giustizia e Libertà" negli articoli "Il salto nell'abisso", "La nostra sanzione", "Il Congresso contro la guerra"; continuerà l'analisi della questione africana nei quattro articoli intitolati "Realtà di oggi e prospettive di domani" su "Giustizia e Libertà" del gennaio 1936, e ancora in marzo e aprile, a commento delle operazioni italiane in Etiopia, scriverà "Il dramma della coscienza europea" (6 marzo), "Dal conflitto italo-etiopico alla crisi europea" (20 marzo), "Eroismo assoluto" (3 aprile), "Realismo" (10 aprile), "Realismo ancora" (15 maggio).
Nel marzo 1936 fallisce il tentativo di Carlo Zanatta di uccidere Rosselli.
A luglio del 1936 inizia la guerra civile spagnola. Rosselli, in vacanza con la famiglia a Morzine (Alta Savoia), torna a Parigi per raccogliere fondi e armi e mobilitare le forze antifasciste in aiuto dei repubblicani spagnoli. Dopo una prima breve puntata a Barcellona intorno al 6 di agosto, passa da Parigi, il 14 raggiunge la famiglia a Morzine "vestito da operaio che esce appena dalla fabbrica!" e il 16 agosto varca nuovamente il confine spagnolo diretto a Barcellona. Con atto costitutivo firmato il 17 agosto da Rosselli, Mario Angeloni, Umberto Calosso e Camillo Berneri, prende vita la "Colonna italiana", formazione di circa centocinquanta antifascisti italiani di ogni fede politica, impiegata sul fronte d'Aragona. Il comando militare della Colonna è affidato ad Angeloni e a Rosselli. Il 28 agosto nella battaglia di Monte Pelato i franchisti vengono respinti ma si registrano molti caduti fra gli italiani, fra i quali Angeloni, mentre Rosselli viene ferito. Dopo un breve rientro a Parigi dal 30 ottobre al 6 novembre per cercare finanziamenti, torna in Spagna e il 13 novembre, nella sua rubrica a Radio Barcellona, lancia il famoso "Oggi in Spagna, domani in Italia!", destinato a diventare la parola d'ordine dei combattenti antifascisti; l'intervento sarà poi pubblicato in "Giustizia e Libertà" del 27 novembre. In seguito alla "vittoria mancata" di Almudévar del 20 novembre, inizia una crisi interna al gruppo che culmina il 16 dicembre quando il leader di Giustizia e libertà viene messo in minoranza dai rappresentanti anarchici della colonna. Il riacutizzarsi di una flebite lo bloccherà per tutto dicembre e lo costringerà a rientrare a Parigi il 7 gennaio 1937.
Sul numero del 19 marzo 1937 di "Giustizia e Libertà" Rosselli sviluppa la propria riflessione ideologica sull'evoluzione del movimento pubblicando il primo di una serie di articoli dedicati a "L'unificazione politica del proletariato italiano".
In occasione della vittoria delle Brigate internazionali a Guadalajara del marzo scrive "Per una Guadalajara in terra italiana" in "Giustizia e Libertà" del 23 aprile e "Dopo le giornate di Barcellona", in ricordo dell'anarchico Camillo Berneri ucciso a Barcellona, sul numero del 14 maggio.
Il 17 maggio 1937 Rosselli si reca, insieme alla moglie, in convalescenza a Bagnoles-de-l'Orne, dove il 5 giugno li raggiunge il fratello Nello; lì il 9 giugno Nello e Carlo vengono assassinati dal gruppo filofascista della Cagoule, su mandato del regime italiano; i loro corpi saranno trovati l'11 giugno. Il 19 giugno si celebrano a Parigi i funerali solenni dei fratelli Rosselli, che verranno sepolti al cimitero Père-Lachaise; la cerimonia è seguita con larga partecipazione non solo dai fuoriusciti italiani, ma anche da tutti i partiti e gruppi antifascisti e dalla folla parigina. Il 29 gennaio 1945 inizia il processo per l'assassinio dei fratelli Rosselli presso l'Alta Corte di Roma; Amelia, Marion e Maria Rosselli si costituiscono parte civile e nominano avvocati difensori Piero Calamandrei e Alberto Carocci, e procuratori Alberto Cianca ed Emilio Lussu. A conclusione del processo, il 12 marzo viene pronunciata la sentenza di condanna a morte per Filippo Anfuso, all'ergastolo per il generale Mario Roatta (evaso pochi giorni prima della sentenza) e i colonnelli Emanuele e Navale, a 24 anni di reclusione per Jacomoni e Suvich.
Il 29 aprile 1951, in occasione del ritorno delle salme di Carlo e Nello Rosselli da Parigi a Firenze per essere tumulate nel cimitero di Trespiano, si svoge a Palazzo Vecchio una solenne commemorazione dei due fratelli; Salvemini tiene il discorso commemorativo alla presenza del presidente della Repubblica Luigi Einaudi.


Biografia a cura di V. Mosca e C. Ceresa
Fonti: Archivio Famiglia Rosselli; Aldo Garosci, Vita di Carlo Rosselli, 2 vol., Vallecchi, Firenze 1973; I Rosselli. Epistolario familiare 1914-1937, a cura di Zeffiro Ciuffoletti, Mondadori, Milano 1997; Carlo Rosselli, Socialismo liberale. Introduzione e saggi critici di Norberto Bobbio, a cura di John Rosselli, Einaudi, Torino 1997; Politica e affetti familiari. Lettere dei Rosselli ai Ferrero (1917-1943), a cura di Marina Calloni e Lorella Cedroni, Feltrinelli, Milano 1997; Giuseppe Fiori, Casa Rosselli, Einaudi, Torino 1999; Amelia Rosselli, Memorie, a cura di Marina Calloni, Il Mulino, Bologna 2001; Lessico familiare. Vita, cultura e politica della famiglia Rosselli all'insegna della libertà, Catalogo a cura di Zeffiro Ciuffoletti e Gian Luca Corradi, Edimond, Città di Castello 2002; Un'altra Italia nell'Italia del fascismo. Carlo e Nello Rosselli nella documentazione dell'Archivio Centarle dello Stato, Catalogo a cura di Marina Giannetto, Edimond, Città di Castello 2002; Politica, valori, idealità. Carlo e Nello Rosselli maestri dell'Italia civile, a cura di Lauro Rossi, Carocci, Roma 2003.